Qualche goccia d’acqua
non ha potuto fermare il nostro pellegrinaggio, anche quest’anno guidato dall’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini 
Meta Somasca e il santuario di san Girolamo Emiliani, patrono degli orfani e della gioventù abbandonata.
Giornata fantastica in perfetto stile GPII: preghiera, amicizia, ottimo cibo…
e visto che ci trovavamo proprio presso “quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno”, ai piedi del Castello dell’Innominato, abbiamo vissuto anche un momento culturale manzoniano, magistralmente offerto da Marcello Bramati e Giacomo Migliarese.
Mons. Delpini, nella sua riflessione, ha preso spunto proprio dall’episodio dell’Innominato che, dopo il travaglio di una terribile notte in cui arriva a pensare di togliersi la vita, all’alba sente il suono di campane a festa: così inizia la sua conversione.
L’Arcivescovo ha suggerito che noi cristiani, in questo tempo cupo, dovremmo essere come quello scampanio festoso: “I cristiani sono contenti di essere cristiani. La Chiesa dà testimonianza al suo Signore certamente con le opere di carità, certamente con la preghiera, ma anche con questo scampanio festoso. Siamo come gente che diffonde un invito alla gioia. La missione che Gesù ha affidato ai suoi discepoli sostanzialmente si potrebbe descrivere così: è l’irradiarsi della gioia. Gesù dice: andate, annunciate il Vangelo, la buona notizia. La missione qualche volta la sentiamo come una responsabilità di fare qualcosa, e certo è anche questo. Qualche volta la sentiamo come la responsabilità di argomentare e cercare di convincere gli altri della verità e della bellezza del cristianesimo e dell’insegnamento della Chiesa. Però forse abbiamo questa possibilità più semplice, e anche più necessaria in questo nostro tempo piuttosto triste e depresso, preoccupato e spaventato del futuro: essere il popolo che irradia la gioia, come uno scampanio festoso“
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