La veglia di preghiera – Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente: Europa a due polmoni

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La veglia di preghiera del 22 ottobre 2018 ha avuto come titolo “Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente: Europa a due polmoni“, e ha visto la partecipazione di sacerdoti e fedeli di Polonia, Ucraina, Romania, Repubblica Ceca ed Estonia.

Cliccando qui potete scaricare il libretto della veglia, con numerosi testi da rileggere e meditare.

Di seguito riportiamo l’introduzione al tema della veglia, scritta da Silvia Morosi e Francesco Migliarese:

Non si può respirare come cristiani, direi di più, come cattolici, con un solo polmone; bisogna avere due polmoni, cioè quello orientale e quello occidentale”.

Era il 1983 quando, in un’Europa divisa dal muro di Berlino, Giovanni Paolo II richiamava la metafora dei “due polmoni” che avrebbe ripreso svariate volte nel corso del suo pontificato. Parole che ricordano quelle di S. Paolo: “Come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo” (1 Corinzi, 12,12). E così anche la Chiesa, corpo di Cristo, aspira sempre all’unità nella molteplicità.

Questa sera siamo qui insieme, fedeli di tradizioni diverse, nel giorno in cui la Chiesa ricorda S. Giovanni Paolo II, perché il Signore ci conceda di rinnovare ancora una volta la nostra fede, e doni a ciascuno di noi e alle nostre comunità pace e coesione.

La Chiesa universale ha bisogno dell’apporto originale della tradizione Orientale e di quella Occidentale per continuare ad annunciare con entusiasmo all’uomo contemporaneo la Buona Notizia. Le Chiese particolari sono quindi chiamate da un lato a valorizzare e approfondire la propria identità e le proprie tradizioni, dall’altro ad aprirsi a un cammino di conoscenza reciproca e di condivisione, come ci ha indicato il nostro Arcivescovo istituendo nel 2018 per la Diocesi di Milano il Sinodo minore “Chiesa dalle genti”.

Papa Francesco non si stanca di ricordarci che la Chiesa deve vivere pienamente in “spirito di solidarietà”, mettendo al centro le
persone e le loro vite: questo è anche un elemento cardine dell’identità europea e antidoto alla tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell’Unione al mero piano materiale degli interessi economici e finanziari. Lo ha detto instancabilmente Karol Wojtyla, invitando l’Europa a ritrovare e ravvivare le proprie radici. E anche il servo di Dio Alcide De Gasperi ricordava come il denominatore comune dei padri fondatori dell’Unione Europea fosse “lo spirito di servizio, unito alla passione politica, e alla consapevolezza che all’origine della civiltà europea si trova il cristianesimo”, senza il quale i valori occidentali di dignità, libertà e giustizia risultano incomprensibili.

Ai giovani, agli uomini e alle donne, è affidato anche oggi il compito di opporre al secolarismo la testimonianza di una vita bella,
pienamente umana e realizzata, creativa, capace di portare nuova linfa e nuovo vigore nelle membra della Chiesa e della società, sull’esempio coraggioso e gioioso dei santi e dei martiri d’Oriente e d’Occidente.
Con questo spirito vogliamo affidarci, come “un cuore solo e un’anima sola”, all’amorevole intercessione di Maria, madre dell’Europa, perché ci illumini e ci guidi, insegnandoci a respirare “a due polmoni”, memori e grati delle nostre radici cristiane.

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Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, 24 novembre 2013:

Se ben intesa, la diversità culturale non minaccia l’unità della Chiesa. È lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio, che trasforma i nostri cuori e ci rende capaci di entrare nella comunione perfetta della Santissima Trinità, dove ogni cosa trova la sua unità. Egli costruisce la comunione e l’armonia del Popolo di Dio. Lo stesso Spirito Santo è l’armonia, così come è il vincolo d’amore tra il Padre e il Figlio. Egli è Colui che suscita una molteplice e varia ricchezza di doni e al tempo stesso costruisce un’unità che non è mai uniformità ma multiforme armonia che attrae“.