Spunti dall’incontro con Oana Gotia

Riportiamo una breve sintesi dell’incontro con la prof.sa Oana Gotia, Docente di teologia morale all’Istituto Giovanni Paolo II di Roma.

Per capire che cos’è l’amore bisogna partire dall’esperienza. Oggi c’è un po’ di confusione. Per alcuni è sesso, emozione, passione, per altri ricerca della felicità… tutte le interpretazioni attuali dell’amore rischiano di essere riduttive.

Tutti gli amori iniziano con un incontro. L’innamoramento non si provoca, avviene quando meno te l’aspetti, quando si incontra qualcosa di nuovo, qualcuno di speciale, unico.

L’amore è una passione, come dice san Tommaso, e tocca tutte le dimensioni dell’uomo:

  • la dimensione corporeo-sessuale. Inizia con un’attrazione, l’altro ci attrae sessualmente, qualcosa nel suo corpo ci
    attira, le sue caratteristiche sessuali ci affascinano. La corporeità è importante, il Signore ci ha dato un corpo fatto per l’amore e nel suo disegno era “cosa buona”,. Questo porta ad un’unione carnale ( “saranno una sola carne”) ed al piacere sessuale che fa parte della nostra esperienza umana, qualcosa di buono e positivo secondo il disegno di Dio, non necessariamente marcata dal peccato.
  • la dimensione affettiva. Dopo la prima attrazione fisica ci attrae qualcos’altro nella persona incontrata, lo sguardo, il sorriso, la sensibilità, l’iniziativa, qualche qualità o aspetto che rende l’altro unico. Avviene cioè la scoperta dell’originalità dell’altro.
  • la dimensione personale. Questa fase implica l’intervento dell’intelletto. L’intelletto è luce, è la capacità di vedere non la parte, ma il tutto. Ti amo in tutto ciò che sei, così come sei, anche con i tuoi difetti. E’ importante essere se stessi davanti all’altro, senza aver
    paura di essere giudicati, senza preoccuparsi di fare solo bella figura.
  • la dimensione trascendentale. L’amore è sempre un “mistero”, non va ridotto a schemi. C’è sempre qualcosa da scoprire nell’altro, qualcosa di nuovo che emerge con il passare del tempo, l’altro è un essere in continuo divenire.

Vero amore è l’insieme delle quattro dimensioni. Se Dio ci ha fatti così, questo è il suo disegno sull’amore umano. E’ una possibilità grandiosa, cui non dobbiamo rinunciare, non dobbiamo accontentarci. E’ nostro compito ed al tempo stesso una sfida costruire una unità tra le quattro dimensioni, integrarle una con l’altra.

Poi è il momento dell’intervento della volontà, della libera scelta.

L’innamoramento è qualcosa che è accaduto, che ho ricevuto, poi subentra l’intervento della volontà. Dopo aver ricevuto si è spinti a dare, a scegliere, a riconoscere che l’altro è il più importante. La scelta libera (scegliere ed essere scelti) è un momento di maturità dell’amore, ti fa diventare protagonista.

L’amore vero fa uscire da se stessi, fa volere il bene dell’altro. Fa rinnovare questa libera scelta ogni giorno, scegliere l’altro come fine della vita, volendo il suo bene.

La fragilità dell’amore che oggi si riscontra deriva dall’isolamento delle quattro dimensioni dell’amore una dall’altra.
C’è il rischio dell’amore solo corporeo, in cui l’altro è solo un oggetto di piacere.
C’è il rischio della cultura emotivista: se non sento emozioni, una passione continua, non c’è amore. Si mette tutto sul sentimento, mentre questo va nutrito con azioni, scelte, creatività nel rapporto.
C’è il rischio dell’idealizzazione dell’altro. Quando la realtà di ogni giorno fa che l’altro non è più visto come io lo immaginavo e lo idealizzavo, sembra tutto perduto. In realtà non è una cosa negativa, ma un’opportunità per conoscere più a fondo l’altro per come è realmente e non per come io volevo che fosse.
C’è il rischio del calcolo, quando il rapporto è guidato solo dall’intelletto: un patto che “garantisca” ed “assicuri contro rischi ed imprevisti”, che invece sono inerenti nella relazione interpersonale uomo-donna. Il sì della nostra volontà deve unificare intelletto, volontà e sentimento nell’atto totalizzante dell’amore; e questo processo rimane continuamente “aperto”.
C’è il rischio dello spiritualismo, per cui si ritiene che l’amore di Dio non abbia niente a che fare con la vita di coppia. La vita coniugale non è in competizione con Dio, anzi un rapporto forte con Dio aiuta moltissimo.
Un altro motivo di fragilità dell’amore è il non riconoscere di essere diversi e il non accettare questa diversità, tendendo ad annullare l’altro. Ed infine un’altra fragilità è legata alla ferita dell’egoismo, del peccato originale; la guarigione dell’inclinazione all’egoismo può venire solo da Dio.

Il vero amore è quindi una meravigliosa avventura, un’arte, e non rinuncia a niente, né alla sessualità, né all’affetto, né all’intelletto, né a Dio.

Milano, aprile 2016

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